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L’Alberello Enotrio: ecco la quarta edizione di un volume prezioso su cibo, vino e agroalimentare di Calabria

29 Dicembre 2025 - Local Genius

L’Alberello Enotrio: ecco la quarta edizione di un volume prezioso su cibo, vino e agroalimentare di Calabria


L'opera di 500 pagine si presta a diverse chiavi di lettura, non ultima l'omonima teoria originale sulla diffusione della vitivinicoltura nel Bacino del Mediterraneo e, nello specifico, nell'antica Enotria

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L’Alberello Enotrio: ecco la quarta edizione di un volume prezioso su cibo, vino e agroalimentare di Calabria

Ecco la quarta edizione, aggiornata, ampliata e arricchita in più parti, de “L’Alberello Enotrio. Dai Sissizi di Italo alla Dieta Mediterranea”. Il prezioso volume a firma di Massimo Tigani Sava, edito da Local Genius, è giunto a circa 500 pagine, con inserto di fotografie a colori originali. L’ampio saggio (in verità la somma di due distinti) si presta a più chiavi di lettura. L’Alberello Enotrio è, innanzi tutto, una teoria originale sulla diffusione della vitivinicoltura nel Bacino del Mediterraneo e, nello specifico, nell’antica Calabria, detta tra l’altro Enotria. La seconda chiave di lettura concerne un lunghissimo viaggio nelle radici storico-culturali e identitarie di cibo, vino e agroalimentare in Calabria, regione che nei tempi antichi fu detta Enotria, Magna Grecia, terra dei Brettii. Due distinti saggi, corredati di puntuali note (circa 800), condensano informazioni, spunti di riflessione, analisi, proposte non improvvisate di autentico marketing territoriale, segnalazioni di criticità o di opportunità non ancora pienamente colte e valorizzate. Dai Sissizi del mitico Italo, Re degli Enotri menzionato con ampio risalto nella Politica di Aristotele, allo splendore della Magna Grecia, dal legislatore Zaleuco di Locri al proverbiale lusso di Sibari, Pitagora e la Scuola Pitagorica di Crotone, dal Senatus Consultum de Bacchanalibus della Res Publica Romana alle Varie di Magno Aurelio Cassiodoro, dal progetto utopico di Tommaso Campanella nella Città del Sole alle pagine lucidissime di Vincenzo Padula nel periodico Il Bruzio, e poi il fondamentale “dipinto” sui maiali neri di Corrado Alvaro in Gente in Aspromonte: un contributo straordinario per il sistema agroalimentare ed enogastronomico calabrese riconosciuto come cuore della Dieta Mediterranea. Massimo Tigani Sava, giornalista professionista, laurea in Scienze Politiche, editorialista, saggista, conduttore televisivo, dirige alcune collane di libri di Local Genius ed ha all’attivo numerose pubblicazioni.

“L’Alberello Enotrio” è frutto di studi impegnativi, ricerche, letture, confronti, nonché dell’instancabile girovagare nelle aree rurali e costiere della Calabria sempre alla ricerca di memorie, di testimonianze ancora vive o solo appena percettibili, di nuovi spunti di riflessione. Lo spirito del giornalista che indaga, che si pone domande, che crea collegamenti non necessariamente scontati, non si placa mai! «Gli argomenti trattati – ha osservato Massimo Tigani Sava nell’Introduzione al denso volume – continuano a offrirmi stimoli enormi: “L’Alberello Enotrio”, quarta edizione, è l’ennesima tappa di un cammino ancora lungo e appassionante. La ricerca è così vasta che l’Autore ad un certo punto è costretto a dire: mi fermo qui ed offro al pubblico interessato una nuova tappa in cui troveranno, lo spero, nuovi importanti riferimenti, riflessioni e “scoperte”. Andando avanti in questa infinita ricerca alcuni argomenti, a seguito di più attente letture e di nuovi testi a disposizione, sono meglio esposti, con più scrupolosa attenzione anche per le citazioni. Le sviste, purtroppo, sono sempre dietro l’angolo, per cui ogni segnalazione in merito è ben accetta (ne correggo di continuo!). Non nego che la quinta edizione è già in fase avanzata di costruzione». La quarta edizione vede migliorato ulteriormente l’Indice dei Nomi e dei Luoghi. «Auspico che il sistema istituzionale, politico e produttivo calabrese – precisa Massimo Tigani Sava – abbia voglia di ascoltare e metabolizzare alcune intuizioni che, senza falsa modestia, ritengo di notevole rilievo e di assoluta originalità. In alcuni casi, come spiego nel libro, è già avvenuto, e l’ho apprezzato molto. L’agroalimentare, l’enogastronomia e il cibo di Calabria sono unici e preziosi non solo perché “eccellenti”. Segnalo, a tal proposito, come non di rado l’appellativo di eccellenza sia abusato se non addirittura immeritato, soprattutto quando lo stesso è sconnesso da autentici processi di filiera corta e italiana, meglio ancora se certificati, oppure quando non riesce a essere fedelmente in sintonia con l’eredità culturale e storica di una regione antichissima. Né il facile abbandono a luoghi comuni e stereotipi, regalati a profusione in ogni ambito, nonché carichi di forzature e inesattezze, è sufficiente a incanalare sul giusto binario politiche di sviluppo che necessitano ampie revisioni e integrazioni. Le specialità “eccellenti”, così come i vini, gli oli, i formaggi e i salumi molto buoni o persino ottimi, esistono ovunque, in ogni continente. La distintività assoluta della Calabria, non delocalizzabile, inimitabile, unica, sta tutta nelle sue radici storico-culturali e identitarie modellate da almeno quattro millenni di vicende umane rispetto ai quali si ha memoria archeologica, letteraria o storiografica».

Le pagine del volume scorrono nel tempo: dagli Enotri (II millennio a. C.) e dai Sissizi di Re Italo alla Magna Grecia di Sibari, Crotone, Locri Epizefiri, Reggio…, dai Brettii all’Età Romana, dai Longobardi alla dominazione bizantina, dagli influssi arabi ai Normanni, dagli Svevi agli Angioini e agli Aragonesi, e risalendo ancora lungo i secoli fino ai nostri giorni, la Calabria ha assistito a una stratificazione continua di linguaggi, di stili di vita, di culture, di conoscenze e di saperi, di tecniche di produzione, di trasformazione e di conservazione del cibo, fornendo apporti “autoctoni” di grande rilievo. Natura e componente umana, sempre in simbiosi, hanno creato sintesi assolutamente originali. Inoltre l’antica Terra dei Brettii ha ospitato o generato, in ogni epoca e per ogni aspetto della convivenza umana, menti eccelse, tra le quali giganteggiano Pitagora e i Pitagorici, Cassiodoro, il “profetico” Gioacchino da Fiore, Bernardino Telesio, Tommaso Campanella… che hanno offerto contributi decisivi all’evoluzione del pensiero. Tutto il bacino del Mediterraneo – rileva L’Alberello Enotrio – può vantare analoghe origini nobili, ma la centralità della Calabria l’ha trasformata in un’area straordinaria di passaggio, di transito, di scambi continui, di contaminazioni spesso sanguinose e devastanti ma comunque fruttuose. La collocazione geografica della Calabria e la sua particolare conformazione orografica sono inoltre la causa di condizioni climatiche favorevolissime per l’agricoltura, l’allevamento, la pesca, la trasformazione e la conservazione delle materie prime. Il patrimonio di biodiversità di questa porzione periferica meridionale dello Stivale (di fatto una penisola nella penisola) non ha eguali, tra erbe spontanee, cultivar di olive, vitigni autoctoni, frutti a partire dai soavi agrumi. Si pensi, tra i numerosissimi esempi possibili, al ruolo decisivo che il microclima dell’Alto Tirreno cosentino ha per il Cedro, o del Basso Jonio reggino per il profumatissimo Bergamotto, o delle colline protette da catene montuose per un’olivicoltura di qualità eccelsa, o ai prati verdeggianti che fanno nascere la liquirizia, il cappero, i carciofini e il finocchietto selvatici, l’origano, oppure i tanti vegetali che alimentano nel modo più naturale possibile le greggi di pecore o le mandrie di mucche podoliche che pascolano libere…

Si guardi anche – emerge dall’importante volume – alle caratteristiche peculiari di mari e coste, di boschi e macchia mediterranea, di fiumi e fiumare, oppure, solo per accennare ad alcune delle realtà più note e decantate, all’importanza dell’ecosistema dello Stretto per il pesce spada, o alla qualità universalmente apprezzata dei tonni o della mitica sardella, dei funghi, dell’origano, del finocchietto, della liquirizia… Agli aspetti geografici e climatici, però, così come abbiamo già accennato, va connesso l’immenso patrimonio della civiltà calabrese forgiata da almeno quattro millenni di vicende storiche. Non è un caso che l’Unesco per giustificare il riconoscimento di patrimonio immateriale dell’umanità assegnato alla Dieta Mediterranea l’abbia definita uno stile di vita, e non una semplice per quanto entusiasmante sommatoria di pietanze e di cibi. La Dieta Mediterranea è tale per l’apporto che nei millenni diedero gli Enotri, i Sissizi del mitico Re Italo, gli insegnamenti dei Pitagorici, lo splendore della Magna Grecia con l’opulenza di Sibari e le leggi di Zaleuco a Locri Epizefiri, per il Vivarium di Cassiodoro, per la trasmissione costante, peculiare e distintiva di saperi e di tecniche della civiltà agro-pastorale. Uno dei nuovi capitoli più interessanti della quarta edizione è quello dedicato appositamente alla Pece Brettia.

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L’INDICE DELLA QUARTA EDIZIONE AMPLIATA E AGGIORNATA

LEGGI SULLA TERZA EDIZIONE DEL VOLUME

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