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Nei momenti politici critici la democrazia si deve appellare al popolo. <strong>Scelta giusta di Occhiuto, i Calabresi decidano!</strong>!

1 Agosto 2025 - Massimo Tigani Sava

Nei momenti politici critici la democrazia si deve appellare al popolo. Scelta giusta di Occhiuto, i Calabresi decidano!!


La magistratura, intanto, con il massimo rispetto che le si deve, potrà continuare a svolgere il proprio lavoro. La palude immobilizzante non avrebbe fatto il bene della Calabria

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Nei momenti politici critici la democrazia si deve appellare al popolo. <strong>Scelta giusta di Occhiuto, i Calabresi decidano!</strong>!

La democrazia non ha mai fatto male a nessuno! Le dimissioni del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, annunciate contestualmente alla sua chiara volontà politica di ricandidarsi, vanno lette in questo senso. Saranno i cittadini a dare un giudizio su quattro anni di governo del centrodestra, premiando o bocciando. Nulla di più semplice, nulla di più corretto. Chi non è d’accordo con lui e con il centrodestra unito potrà contrastarlo in campagna elettorale, candidarsi contro, votare per un’alternativa. La magistratura continuerà, nel frattempo, a fare il proprio lavoro, con il rispetto massimo che tutti dobbiamo avere per la sua autonomia e indipendenza. Non è l’indagine in sé il problema da tenere in considerazione, ma gli effetti secondari che si sono generati: scenari già visti che, nel loro complesso, chiunque si sia trovato in mezzo, non hanno fatto il bene della collettività. Dal momento in cui, com’è naturale che sia, si è diffusa la notizia dell’indagine in corso, l’asse della discussione, se non si vuole essere ipocriti, si è oggettivamente spostato dal piano prettamente politico a quello delle insinuazioni, del pettegolezzo, degli spifferi, delle frasi dette e non dette, delle previsioni più o meno informate o più o meno millantate. Uno stato di confusione generale, e il formarsi di una palude inquietante e paralizzante, che non ha nulla a che vedere con l’evoluzione serena del lavoro dei magistrati. È un errore grave se, invece che dimostrare coraggio politico e sfidare gli avversari in maniera anche dialetticamente dura e sferzante, si fa leva sul chiacchiericcio di cui possono essere protagonisti avversari interni o esterni. Una palude, appunto, instabile, scivolosa, pronta a inghiottire chiunque. Con la scelta sana di Occhiuto nessuno potrà più accampare scuse. La sinistra potrà calare le proprie carte, dimostrare di essere in grado di consolidare un campo largo, scegliere un candidato autorevole e pronto a proporre un’alternativa di governo rispetto a quella appena vissuta. Il centrodestra, invece, sarà chiamato a dimostrare quanto la coalizione sia coesa, coerente, forte, piuttosto che preda di ambizioni personali, di risentimenti, di spirito di rivalsa, di beghe di basso profilo. Lo stesso presidente Occhiuto potrà riflettere bene sul suo operato, rivendicare quelli che ritiene essere i successi e i percorsi virtuosi, ma anche ragionare su eventuali limiti e ritardi da sanare. Un anno o più di campagna elettorale sudaticcia, maligna, degenerata, non avrebbe fatto bene a nessuno, neanche all’attuale opposizione. Ma soprattutto non avrebbe fatto bene alla Calabria. La democrazia pretende chiarezza e come sempre gli elettori sapranno come regolarsi e come dare o negare il proprio consenso. La Calabria ha bisogno di certezze, e non di nebbie avvelenate e demolitrici. Ecco perché non è l’inchiesta in sé il problema, ma tutto ciò che si è costruito attorno ad essa in buona o cattiva fede. Tabula rasa, quindi, e si riparte. Per un appello al popolo che non è chiamato in alcun modo a dire la propria su indagini ancora in corso, ma solo a stabilire se Occhiuto e la sua Giunta hanno governato bene o male. Sarà compito costituzionale dell’opposizione elencare i “no” e proporre nuovi scenari, in positivo, con atteggiamento maturo. È dal 1992, sul piano nazionale e locale, che grandi personalità di ogni colore e di ogni posizione ideologica, hanno spiegato che non possono essere gli avvisi di garanzia a decidere le sorti delle istituzioni e della politica, anche per rispetto della stessa magistratura sulla quale non può in alcun modo pesare un fardello improprio. Una campagna elettorale breve spezzerà le gambe al chiacchiericcio strumentale, da qualsivoglia anfratto possa provenire, e ridarà vigore alla Politica con la “P” maiuscola, al ruolo centrale dei partiti, al rapporto corretto tra eletti, candidati ed elettori. Oggi il bene della Calabria sta nel ritornare alle tradizioni più nobili della politica: sfidarsi, anche in modo duro, sui contenuti, sui programmi, sulle cose fatte o non realizzate, sui problemi reali dei cittadini, sul funzionamento o meno dei servizi primari, sullo sviluppo. Roberto Occhiuto potrà rivincere o perdere, e a deciderlo saranno i Calabresi. Chiedere il giudizio delle urne non è una “furbata”, ma un gesto di responsabilità che anche l’opposizione dovrebbe apprezzare, a maggior ragione se è convinta di poter prevalere nelle urne. La sinistra ritiene che Occhiuto e la sua Giunta abbiano governato male? Legittimo affermarlo e ancora più legittimo proporsi per un’alternativa, ma senza far pagare ai calabresi mesi e mesi di immobilismo nocivo. Occhiuto inizi subito a spiegare che risultati pensa di aver ottenuto. I suoi oppositori elenchino ciò che a loro giudizio non va. I Calabresi scelgano con serenità di giudizio. La democrazia non ha mai fatto male a nessuno!

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