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Canapa, Cia: serve disciplinare di produzione per tutela Made in Italy, straordinarie opportunità di sviluppo in vari comparti

25 Maggio 2018 - Local Genius

Canapa, Cia: serve disciplinare di produzione per tutela Made in Italy, straordinarie opportunità di sviluppo in vari comparti


Nell’ultimo triennio la superficie dedicata in Italia è passata da 950 a quasi 3.000 ettari, registrando un incremento del 200%

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«La filiera agroindustriale deve lavorare con le Istituzioni per varare al più presto un disciplinare di produzione per la valorizzazione e la regolamentazione della canapa e le infiorescenze Made in Italy. Questo l’impegno-appello di Cia-Agricoltori Italiani che, con l’incontro dal titolo “Canapa tra presente e futuro”, ha promosso a Roma, tra gli attori del settore, un dibattito a 360 gradi sullo stato del comparto. Considerata il nuovo “oro verde” dell’agricoltura, sono infatti oltre 4 mila gli ettari di canapa stimati per le semine del 2018 che coinvolgono centinaia di aziende agricole. Solo nell’ultimo triennio la superficie dedicata in Italia è passata da 950 a quasi 3.000 ettari, registrando un incremento del 200%. La canapa rappresenta un’occasione unica per i territori – spiegano gli esperti Cia – contribuisce a ridurre il consumo di suolo, diserbare i terreni e bonificarli dai metalli. In più ha un altissimo valore aggiunto per il Made in Italy, grazie ai suoi mille impieghi nel campo dell’alimentare, della cosmetica, del tessile, del verde ornamentale, della bioedilizia e delle bioplastiche». Lo si legge in una noata stampa ufficiale diramata da Cia nazionale il 24 maggio 2018, e che riportiamo integralmente.

«Fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, l’Italia – spiega il comunicato – era il secondo produttore mondiale di canapa dopo l’Unione Sovietica. La Penisola contava fino a 100 mila ettari seminati per un milione di quintali prodotti. Poi l’abbandono, con lo sviluppo delle fibre sintetiche, ma soprattutto come conseguenza della campagna mondiale contro una produzione considerata a torto solo nella fattispecie delle sostanze stupefacenti. Oggi raccogliamo gli effetti della legge 242 del 2016 relativa alle disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa – osserva Cia – che, approvata all’unanimità dal Parlamento, ha ridato slancio e fiducia alla coltivazione della canapa e alle sue trasformazioni: mattoni ecologici per la bioedilizia; pellet per il riscaldamento delle case; produzione di tessuti resistenti e green; pasta, pane e farina che non contengono glutine;  olio ricco di Omega 3 e dalle spiccate proprietà antiossidanti; senza dimenticare gli utilizzi per detersivi, tinte e colori, solventi e inchiostri. Accogliendo positivamente la circolare ministeriale del 23 maggio, che arriva a fare chiarezza su modalità di coltivazione e regole del florovivaismo, Cia-Agricoltori Italiani ribadisce con fermezza l’esigenza di un disciplinare di produzione specifico e su base volontaria che valorizzi il Made in Italy e soprattutto risponda alle esigenze del nuovo fenomeno della commercializzazione delle infiorescenze, che nelle varietà dioiche rappresentano circa un terzo della pianta e sicuramente la parte più pregiata».

«La legge 242 – conclude la nota stampa – permette la coltivazione e la commercializzazione per gli agricoltori di varietà di canapa con un limite di THC (cioè il tetraidrocannabinolo, la molecola psicoattiva) al di sotto dello 0,2%, ma non vi sono ancora i decreti attuativi che regolano il THC per foglie e fiori da destinare all’alimentare. Cia considera ingiustificati i ritardi in tal senso da parte del Ministero della Salute».

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