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Quale Sindaco per Catanzaro capoluogo di Regione? Si inizi a dire, senza ipocrisie, che cosa non dovrà essere

9 Maggio 2026 - Local Genius

Quale Sindaco per Catanzaro capoluogo di Regione? Si inizi a dire, senza ipocrisie, che cosa non dovrà essere




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Quale Sindaco per Catanzaro capoluogo di Regione? Si inizi a dire, senza ipocrisie, che cosa non dovrà essere

Di Massimo Tigani Sava

Quale sindaco per Catanzaro? Il nuovo primo cittadino dovrà essere capace di costruire la visione che non c’è, tanto da nobilitare e rendere autorevole il ruolo di Capoluogo di Regione, funzione finora svolta in modo assolutamente carente, insufficiente e per certi aspetti deprimente. È mancata la sintesi culturale, prima ancora di quella politica e socio-economica. Ne ho parlato in un recentissimo intervento su “Catanzaro Informa”. Necessitano, però, altre prerogative. Il nuovo sindaco dovrà essere un uomo forte e libero, indenne da condizionamenti di varia natura, resistente alle pressioni: né potenziale schiavo delle oligarchie, né succube di giochi apparentemente al ribasso, o di piccoli/grandi interessi destinati a fagocitare il bene della collettività. Temporeggio ancora qualche settimana prima di dare il mio personalissimo giudizio definitivo sull’esperienza guidata da Nicola Fiorita. Già da ora, però, si può affermare, senza tema di smentita, che moltissimi inneggiano a un deciso cambiamento di passo. Io penso che Fiorita abbia tentato (anche con un po’ di ingenuità, o forse perché mal consigliato) di domare le forze centrifughe che dal Dopoguerra a oggi dilaniano Catanzaro: ha tentato di gestirle, di evitare che si potessero trasformare in attacchi distruttivi. Fiorita ha mediato molto, ha optato per un assetto costantemente variabile piuttosto che imporre da subito, con pugno di ferro, il mandato pieno che gli giungeva dal voto diretto. Ognuno ha il proprio carattere. Ognuno tesse strategie come sa e come può! Ognuno si circonda di chiunque ritenga utile, con il rischio, riaprendo gli occhi, di accorgersi di grandi limiti e di manifesta incompetenza. In città potrebbero emergere robuste spinte popolari tese a indebolire i partiti che, se si dimostrano accentratori e autocratici, possono degenerare in deleteria partitocrazia. Un’ondata popolare potrebbe far saltare ogni equilibrio e contestare anche con decisione eventuali imposizioni romane (o travestimenti strumentali di presunte imposizioni romane!). Ad un capoluogo debole, in crisi, senza un’identità chiara, non servirà un sindaco di pochi o per pochi. Per troppo tempo Catanzaro ha ragionato in modo parziale, strabico, e persino condizionato da forme di inquietante particolarismo. Basta! Occorre aprire una nuova fase: vera, autentica, di sostanza, prestigiosa! Potrebbero avere spazio, altrimenti, e lo ripeto, spinte dal basso, magari condite da atteggiamenti populistici e demagogici, ma animate da istanze di cambiamento che sono attuali, soprattutto nei più popolosi quartieri periferici. Ancor più inaccettabili sarebbero eventuali ipotesi di scelte dettate dalla necessità di far ruotare (confermandole o meno) poche poltrone: tu lì, lui qui, quell’altro resta dov’è e il gioco è fatto! Schematizzazione eccessiva, quest’ultima, e se vogliamo anche artificio retorico, semplificazione dialettica estremizzata per suggerire a priori di rifuggire da ogni possibile partita politica indigesta, dall’amaro sapore di vecchio. E si badi pene: politica non vuole dire solo partiti, ma è un concetto molto più ampio ed esteso. Quale sindaco per Catanzaro? Ne riparleremo… perché qui si gioca il futuro di tutti! (Massimo Tigani Sava)

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