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Sos di Slow Food: la cementificazione continua ad accelerare, oltre il 10 percento in più rispetto al 2021

3 Dicembre 2023 - Local Genius

Sos di Slow Food: la cementificazione continua ad accelerare, oltre il 10 percento in più rispetto al 2021


Il vicepresidente Varazi: le città diventano sempre più calde e invivibili, aumenta l’esposizione al rischio idrogeologico; diminuisce anche la disponibilità di aree agricole, oltre 4.500 gli ettari persi nell'ultimo anno

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Sos di Slow Food: la cementificazione continua ad accelerare, oltre il 10 percento in più rispetto al 2021

«Abbiamo bisogno di capire quanto sia fondamentale la terra in ogni nostra giornata di vita sul pianeta, quanto sia determinante per la sopravvivenza di ogni essere vivente. Dovremmo imparare a camminarci su con rispetto, a usarla con delicatezza e a respingere ogni abuso» questo è l’invito di Francesco Sottile, agronomo, docente dell’Università di Palermo e membro del Board di Slow Food. Un invito da mettere in pratica 365 giorni l’anno e non solo il 5 dicembre, in occasione della Giornata mondiale del suolo. Lo si legge in una nota stampa ufficiale diramata da Slow Food l’1 dicembre 2023. “Un suolo cementificato è irreversibilmente perso – precisa il comunicato -. Tuttavia, nonostante l’evidenza della cronaca e gli appelli scientifici, continuiamo a mortificarlo!”. «I nostri suoli – puntualizza Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia – sono messi a dura prova da un consumo spregiudicato legato a nuovi insediamenti e infrastrutture e alla desertificazione. Secondo i dati del Rapporto ISPRA 2023, la cementificazione continua ad accelerare, arrivando alla velocità di 2,4 metri quadrati al secondo e avanzando di 77 km2, oltre il 10% in più rispetto al 2021. Il territorio nazionale si sta trasformando, le città diventano sempre più calde e invivibili, aumenta l’esposizione al rischio idrogeologico. Nell’ultimo anno, nelle aree a pericolosità idraulica media, sono oltre 900 gli ettari di territorio nazionale reso impermeabile. Diminuisce anche la disponibilità di aree agricole: oltre 4.500 gli ettari persi nell’ultimo anno, pari al 63% del consumo di suolo nazionale, che corrispondevano a 4 milioni di quintali di cibo prodotto e 2 milioni di tonnellate di carbonio assorbito. I costi nascosti dovuti alla perdita dei servizi ecosistemici, sempre secondo il rapporto, ammontano a 9 miliardi di euro ogni anno».
“Un suolo cementificato – leggiamo sempre testualmente – è irreversibilmente perso, muore la biodiversità in esso contenuta che non ha pari sul pianeta. Un altro dato preoccupante è la desertificazione che si manifesta in due modi. Il primo dovuto alla siccità crescente con la crisi climatica che sta investendo ampie zone del pianeta colpendo spesso comunità, come quelle africane, che hanno contribuito storicamente meno a causarla. A questo si aggiunge la desertificazione da agricoltura industriale”. «È un problema sempre più complesso – aggiunge il professore Sottile – e radicato su basi agronomiche, sociali, forse più genericamente antropologiche. Basti pensare a un appezzamento di terra in cui si applica una lavorazione agroindustriale. Si coltiva una specie in modo esclusivo, eliminando la biodiversità naturale con scelte di monocoltura, e il suo perdurare negli anni richiede necessariamente l’uso di chimica di sintesi per il suolo. Richiede una meccanizzazione sempre più spinta. Senza tralasciare che, spesso, dà spazio a una forma di inquinamento legalizzata come lo sversamento dei fanghi da depurazione».
“Un problema che rischia di compromettere – avverte la nota stampa di Slow Food – la potenzialità di molti suoli, anche in Italia. Il 70% di tutti i suoli europei è in uno stato di cattiva salute a causa delle attuali pratiche di gestione, dell’inquinamento, dell’urbanizzazione e degli effetti del cambiamento climatico. La fertilità del suolo è il tema di Slow Wine Fair 2024. Di cosa parliamo dunque quando citiamo il Made in Italy, l’agroalimentare di qualità, la gastronomia apprezzata in tutto il mondo, il savoir faire dei nostri artigiani alimentari straordinaria, se continuiamo a distruggere e depredare la nostra terra madre? Pensando ad esempio a un prodotto complesso e ricco di cultura come il vino, e a un concetto chiave ad esso legato come quello di terroir, il suolo rappresenta uno degli elementi chiave, insieme al clima e all’operare dell’uomo, perché attraverso l’interrelazione tra microrganismi, funghi e radici consente alle viti di esprimere aromi specifici esclusivi che fanno grandi i vini. È la forza del suolo a crearne il carattere. Per questa ragione Slow Wine Fair 2024, la manifestazione internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto, a Bolognafiere dal 25 al 27 febbraio, mette al centro la rigenerazione del suolo e ad esso sono dedicate tre conferenze online di avvicinamento con studiosi di tutto il mondo. Si inizia il 6 dicembre alle ore 18 con Lydia e Claude Bourguignon, microbiologi dei suoli, che da oltre 30 anni dirigono il laboratorio di analisi indipendente LAMS, fornendo consulenza principalmente agli agricoltori, e il professor Francesco Sottile che aggiunge: «Un vero cambio di paradigma è l’unico strumento per arrestare la perdita di risorse. È certamente necessario trovare forme di contingentamento dell’agricoltura industriale, rigenerare suoli con ridottissima fertilità e avviarli a lavorazioni sostenibili, nel pieno rispetto dei princìpi dell’agroecologia. Lo stile di vita dei cittadini consumatori, poi, svolge un ruolo non indifferente: contenimento di proteine animali, consumo di prodotti da colture di prossimità, che vogliono bene alla terra, siano esse biologiche, biodinamiche, sinergiche o simbiotiche». Oggi – conclude il comunicato stampa di Slow Food – è fondamentale e urgente che: «L’uomo – afferma Federico Varazi – torni a voler bene alla terra, a rispettare la natura e il suo valore, e non cerchi riparo nella tecnologia per produrre cibo in modo industrializzato, pensando di poter andare sempre oltre il limite. Preservando la fertilità dei suoli e rigenerandoli, si guarda al futuro del pianeta e delle prossime generazioni».

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