La crisi politico-istituzionale in cui Catanzaro versa da un bel po’ di tempo, acuitasi nelle ultime settimane, proprio perché grave richiede un approccio responsabile, composto, razionale, nonché degno dello status di Capoluogo di regione. La politica, quella fatta di ideali forti che comunque non escludono anche un sano pragmatismo, è chiamata a sgombrare il campo da ambiguità, personalismi, atteggiamenti poco coerenti. Tutte le ambizioni di ogni singolo protagonista in gioco sono legittime, purché inserite in un contesto in cui il bene della Città resti l’obiettivo primario. In tale contesto la responsabilità primaria ricade sul centrodestra che governa sia a livello nazionale sia alla Regione. A Roma la premier Giorgia Meloni e la sua maggioranza sono impegnati nella fase più difficile della storia europea dopo la Seconda Guerra Mondiale. Questa volta il “Piano Marshall” gli Europei dovranno costruirselo da sé, non potendo più approfittare della divisione del mondo in due blocchi. Al contempo Giorgia Meloni, leader di grande caratura, deve stare attenta a far restare salda la barra dell’alleanza strategica con gli Stati Uniti, contrastando con intelligenza pericolosi tentativi di partner europei che forse si erano troppo esposti verso la Cina. Questioni epocali, che riguardano il futuro reale di milioni di Europei e di Italiani che mai come oggi stanno davvero rischiando l’estinzione, tra impoverimento, crisi demografica, pressione dei fenomeni migratori, dinamiche geopolitiche sfavorevoli, ritardi strutturali su temi decisivi quali la difesa, la sicurezza, le tecnologie più avanzate, la ricerca. Dicevamo “responsabilità” del centrodestra che proprio alle recenti elezioni regionali ha ottenuto una fiducia plebiscitaria da parte dei cittadini, soprattutto a Catanzaro. Il Capoluogo, che non ha un’identità ben definita né visione strategica, non si salverà se le ambizioni di qualcuno andranno a buon fine, ancor di più se maturate in condizioni in cui la politica alta dovesse lasciare spazio a manovre e “accordicchi” poco trasparenti sul fronte della dialettica democratica. Catanzaro si salva se la politica vera ritornerà centrale, tenendo peraltro conto di molto probabili evoluzioni legislative (fondamentale quella sulle percentuali di accesso o meno al ballottaggio) utili al fine di ridurre al minimo i margini di manovra meno nobili e meno ispirati da logiche collettive. L’argomento principale da trattare non è, quindi, quello del nome del sindaco, ma piuttosto della proposta più robusta, autorevole e più coerente con gli scenari nazionale e regionale. Agli osservatori non sfugge, ovviamente, che Forza Italia è già stata impegnata su più sponde territoriali, assieme ad altre che sembrano essere imminenti (Lamezia Terme, Corigliano-Rossano, Reggio Calabria…). Tutto lascerebbe pensare, quindi, che la poltrona di sindaco potrebbe essere rivendicata da Lega o da Fratelli d’Italia. Anche questo tipo di valutazioni, però, se si vuole mantenere la stima del corpo elettorale, non può discostarsi dalla necessità assoluta di proporre le soluzioni migliori, più condivise, più in linea con le aspettative dei cittadini e del tessuto economico-sociale. Il centrosinistra che ha sostenuto convintamente il sindaco Fiorita è chiamato, con analoga determinazione, a difendere l’amministrazione e a chiedere ai Catanzaresi, pur senza ambigue fughe in avanti, quella maggioranza consiliare che finora è stata negata. Basta con le scuse della cosiddetta “anatra zoppa”, che hanno fatto digerire l’indigeribile, e che hanno costruito un sistema politicamente opaco. Spazio, invece, a una sfida politica chiara, netta, aperta, guardando con coraggio al prossimo giudizio dell’elettorato. Nicola Fiorita e la “palude” politica catanzarese che esiste da sempre potrebbero avvantaggiarsi proprio da eventuali errori e divisioni strumentali di un centrodestra che è chiamato ad una riflessione attenta e coordinata da leader riconosciuti. Se non si hanno retropensieri, e se non si immagina di essere più furbi degli altri, in fondo questa partita a scacchi può essere facilmente ricondotta sui binari della politica sana e credibile, rifuggendo da ipocrisie, atteggiamenti di basso profilo e salti nel buio. (Massimo Tigani Sava)

























