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Quando Bolzano, in epoca romana, si chiamava Pons Drusi: museo al Grieserhof per calarsi nella vita di 2.000 anni fa

28 Giugno 2018 - Local Genius

Quando Bolzano, in epoca romana, si chiamava Pons Drusi: museo al Grieserhof per calarsi nella vita di 2.000 anni fa


Un piccolo tempio, i pavimenti di una villa romana del primo secolo d.C, anfore, monete, statue, colonne, affreschi di pregio, mosaici

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«Un piccolo tempio, i pavimenti di una villa romana del primo secolo d.C, anfore, monete, statue, colonne, affreschi di pregio, mosaici. È un vero salto nel passato lungo 2.000 anni quello che si può fare visitando la nuova struttura museale al di sotto del Centro per anziani Grieserhof di Bolzano, aperta ufficialmente dal 27 giugno». Lo si legge in una nota stampa ufficiale diramata dalla Provincia di Bolzano il 27 giugno 2018, e che riportiamo integralmente. “Credo che siamo la prima casa per anziani in Europa, ad aver un museo al proprio interno, un museo piccolo ma con reperti davvero di pregio”, ha detto Christian Klotzner, presidente della Stiftung Elisabeth, che gestisce il centro anziani. “Siamo molto felici – ha aggiunto il presidente della Provincia, Arno Kompatscher – di aver dato un contributo per la realizzazione di questo gioiello. Per farlo è stata modificata la legge in modo da consentire i finanziamenti per la realizzazione di strutture museali in accordo con strutture private. I finanziamenti in questo caso sono arrivati fino al 70%”. Nel corso dell’inaugurazione – spiega la nota stampa – Klotzner ha ripercorso le tappe che hanno portato all’apertura della struttura. “Era il gennaio 2016 – ha ricordato – quando nel corso dei lavori di costruzione del centro per anziani Grieserhof sono emersi i primi resti. Subito l’Ufficio Beni archeologici ha capito che potevano essere importanti. All’inizio eravamo un po’ disorientati, non si sapeva quanto ci sarebbe voluto, ma poi è stato velocemente riprogettato l’edificio in modo da poter creare questa struttura museale di circa 200 metri quadri”. Klotzner e Kompatscher hanno quindi sottolineato che il ritrovamento casuale dei reperti e la successiva musealizzazione “si inseriscono perfettamente nello spirito del Centro, che vuole essere una struttura aperta, una comunità, un’entità aperta alla cittadinanza”.

Quelli venuti alla luce al di sotto del Grieserhof – precisa la nota stampa – sono i resti archeologici più significativi finora noti di Pons Drusi, la Bolzano di età romana. “In particolare – ha spiegato Catrin Marzoli, direttrice dell’Ufficio beni archeologici della Provincia – è stato rinvenuto un ricco edificio affrescato di epoca romana risalente al I secolo d.C con una sala impreziosita da colonne”. In teche di vetro – citiamo sempre testualmente – sono ora visibili pitture di alta qualità caratterizzate da vari motivi figurativi. “Nel cortile interno della villa – ha spiegato Marzoli – è stata rinvenuta una vasca provvista di un mosaico in bianco e nero. A monte dell’edificio si trova inoltre una massiccia fondazione che doveva servire probabilmente da base per un tempio o per un monumento. La fondazione monumentale era originariamente rivestita di marmo, come dimostrano numerosi frammenti di lastre. Della sua dotazione architettonica sono testimonianza i frammenti di colonne, capitelli e listelli di marmo e calcare ammonitico proveniente dal Trentino”. «L’insediamento si trovava – sottolinea il comunicato – nel punto dove si incrociavano la via Claudia Augusta (proveniente dalla Val Venosta) e la strada per la val d’Isarco, ovvero le arterie di comunicazione tra l’Italia settentrionale e i territori posti a nord dello spartiacque alpino».

“Dal punto di vista amministrativo Pons Drusi apparteneva alla Regio X Venetia et Histria e dipendeva dal municipium Tridentum”, ha specificato Marzoli. «Gli oggetti d’uso venuti alla luce – riferisce il comunicato ufficiale – permettono di gettare uno sguardo nella vita di tutti i giorni della “Bolzano” di 2.000 anni fa: una chiave di ferro, elementi di bardatura per cavalli, un piccolo cucchiaio, una pinzetta, lucerne, coltelli, forbici, pesi da telaio, vasi, macine e molto altro». “Ceramica fine da mensa, vetri e anfore venivano importati lungo le strade che mettevano in comunicazione l’area italica con il nord delle Alpi”, ha spiegato Marzoli. «Tra i gioielli – conclude il comunicato – spiccano anelli-sigillo, bracciali, fibbie per indumenti, collane di perle di vetro e una rara moneta del 47 a.C. Numerose ossa di animali documentano un abbondante consumo di carne, ma si mangiavano anche molluschi della porpora provenienti dal Mediterraneo. I resti archeologici rinvenuti al Grieserhof sono stati musealizzati in cooperazione dalla Elisabeth Stiftung e dall’Amministrazione provinciale di Bolzano, e sono, come detto, accessibili al pubblico, su prenotazione. I biglietti costano 7 euro per gli adulti, 5 per gli anziani e per per i bambini. Per informazioni, info@grieserhof.bz.it».

Fotografia pubblicata: Sguardo sulla struttura museale – Foto: Tobias Pircher (allegata alla nota stampa)

 

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