«Il futuro del vino passa attraverso l’acqua. Proteggerla significa proteggere la nostra identità. In un contesto segnato da cambiamenti climatici sempre più evidenti, la gestione sostenibile delle risorse idriche non è più una scelta, ma una necessità strategica. La viticoltura italiana, con la sua straordinaria biodiversità e il suo valore culturale ed economico, è oggi chiamata ad affrontare una sfida epocale: produrre qualità, tutelare il territorio e ridurre l’impatto ambientale. È nostro compito, come ente di ricerca pubblico, fornire strumenti scientifici, soluzioni tecnologiche e supporto alle imprese agricole per garantire la resilienza e la competitività del comparto vitivinicolo». così il Presidente CREA, Andrea Rocchi, in occasione del convegno intitolato “Gestione delle risorse idriche per una viticoltura sostenibile”, tenuto oggi 3 luglio, organizzato dal CREA, centro Politiche e bioeconomia, dall’Università del Sannio, dalla Camera di Commercio Irpinia Sannio e dalla SIEA (Società Italiana di Economia Agroalimentare) nell’ambito di “Territori, Cibo e Società: tra sfide globali e complessità” la tre giorni di eventi promossa da SIDEA, SIEA e CESET. Lo si legge in una nota stampa ufficiale.
«Negli ultimi anni, le regioni vitivinicole del Mediterraneo stanno affrontando – spiega il comunicato – una profonda trasformazione dovuta ai cambiamenti climatici: siccità sempre più frequenti, ondate di calore estremo e scarsità idrica minacciano la resilienza dei territori, la produttività delle vigne e l’intera filiera del vino. Particolarmente colpito il bacino del Mediterraneo, considerato un vero e proprio hot spot climatico, dove si osservano già effetti evidenti sulla fisiologia della vite, sulla qualità delle uve e sulla sostenibilità delle pratiche agricole tradizionali. L’Italia, tra i principali produttori di vino al mondo, custodisce una straordinaria biodiversità con oltre 500 vitigni autoctoni e circa 225.000 ettari di vigneti irrigati, pari al 9,5% delle superfici irrigate totali (2,5 milioni di ettari). Il fabbisogno idrico medio della vite è di circa 4.000 m³/ha per stagione, variabile in base al sistema colturale e alla varietà. Le tecniche irrigue prevalenti sono la microirrigazione a goccia (21,5%), l’aspersione (38%), scorrimento superficiale, infiltrazione laterale e sommersione (40,5). In particolare, in Campania – secondo la rielaborazione fatta dal CREA con il suo centro di Politiche e Bioeconomia dei dati dell’ultimo Censimento ISTAT 2020 – solo l’1,17% delle superfici vitate è irrigato: un uso selettivo e mirato, in crescita soprattutto in Irpinia e nel Sannio, dove si assiste a un forte incremento delle aziende produttrici di vini di qualità (da 267 nel 2010 a 817 nel 2020). La quasi totalità (99% circa) delle aziende viticole campane dipende ancora dalle precipitazioni naturali».
«In un contesto – conclude la nota stampa di CREA – in cui i disciplinari di produzione vietano l’irrigazione forzata, ma consentono l’irrigazione di soccorso (L. 238/2016, art. 35), si rende sempre più urgente adottare strategie irrigue efficaci per fronteggiare la scarsità idrica, nel rispetto della qualità e dell’ambiente. Le due principali tecniche consentite sono la Soprachioma (aspersione a pioggia) – meno costosa, ma con rischi fitosanitari maggiori – e la Sottochioma (gocciolante e subirrigazione), più efficiente e sostenibile, ma con costi iniziali più elevati. Un’ulteriore frontiera per la viticoltura moderna è rappresentata dal Deficit Idrico Controllato (RDI): una tecnica che prevede la gestione dello stress idrico moderato per migliorare la qualità dell’uva, ottimizzare l’uso dell’acqua e adattarsi ai cambiamenti climatici».






































