Quale turismo per la Calabria? L’argomento può apparire per un verso scontato, ma per un altro è anche abbastanza vecchio e consumato. Se ne parla, spesso infruttuosamente, da decenni, e finora, nonostante qualche segnale positivo, non si è riusciti a trovare la formula giusta e vincente. Una Calabria potenzialmente meravigliosa e attraente, sotto diversi profili (paesaggi, ambiente, tradizioni, culture identitarie, enogastronomia, arte, monumenti, archeologia, clima, centri storici…) stenta a trasformare questo “petrolio pulito” in ricchezza diffusa, in sviluppo potente e trainante, in posti di lavoro. Occorre essere sinceri: ancora non ce l’abbiamo fatta, per colpe antiche e più recenti, ma anche perché la Calabria non ci ha creduto fino in fondo, inserendo in questo insuccesso tutti i soggetti comunque coinvolti e la società stessa nella sua interezza, dal semplice cittadino all’operatore economico, dall’intellettuale alle organizzazioni di categoria. Nell’ambito della manifestazione in più tappe denominata “Calabria a Km Zero”, ho seguito a Villaggio Mancuso, nella Sila Piccola, due incontri organizzati dal Gal dei Due Mari presieduto da Francesco Esposito. Il primo, nel pomeriggio di sabato 30 agosto, sul tema “Gal e istituzioni: sinergie per il territorio”; il secondo, la mattina di domenica 31, su “Cibo e territorio: il ruolo delle filiere agricole corte nello sviluppo locale”. Ho ascoltato diversi interventi, tra i quali quello del Commissario straordinario del Parco nazionale della Sila, Liborio Bloise; del direttore dello stesso Parco, Ilario Treccosti; della direttrice del Gal Due Mari, Maria Antonietta Sacco; del sindaco di Taverna, Sebastiano Tarantino; del dg del Dipartimento Agricoltura della Regione, Giuseppe Iiritano (non li cito tutti per evitare un lungo elenco). Ritorniamo alla domanda iniziale e arricchiamola: quale turismo per la Calabria? Quale ruolo possono avere in questo contesto le autentiche filiere agroalimentari, nonché la massima valorizzazione dei contesti naturalistici? Questa Calabria così bella e suggestiva perché non è una delle mete privilegiate del Mediterraneo? Cercherò di offrire un contributo tanto sintetico quanto diretto, anche in virtù di un’esperienza professionale, di studi e di ricerche che mi consente di agganciarmi a una dimensione storica dei problemi. Ho ascoltato, dicevo, contributi anche significativi e non puramente formali, ispirati da una volontà vera di riscossa, di cambiamento, di miglioramento. Una malinconia di fondo, ovviamente, avvolge ogni iniziativa locale che tratti questi problemi, perché il confronto con la realtà pulsante disorienta. In tal senso una semplice passeggiata a Villaggio Mancuso è stata sufficiente per comprendere quanto stacco ci sia tra ciò che potrebbe e dovrebbe essere, tra i suoi nobili pini larici e la sua aria pulita, e ciò che invece è (non mi soffermerò sui dettagli!). Né mi sfuggono tutti gli elementi positivi che pur possiamo elencare, a partire dallo struggente fascino del Parco e dello stesso Centro Visite governato dal Reparto Carabinieri Biodiversità, ma che alla fine cozzano contro un muro di cemento impenetrabile che accomuna la grandissima parte di una Calabria in cui il cosiddetto turismo è un fenomeno che si esaurisce già alla fine di agosto. Tentare di proporre sintesi è sempre difficile, perché tutti gli aspetti da trattare sono davvero complessi e interconnessi. Un’osservazione di fondo, però, possiamo proporla: bisogna alzare il livello! Non c’è altra strada da percorrere: puntare sull’offerta alta, su proposte di nicchia ed esclusive, e anche sul lusso vero e proprio. Di pari passo attrezzarsi per poter reggere questa scelta impegnativa, magari partendo da pochi siti, sui quali investire in modo ragionato e in sinergia fra pubblico e privato, e poi pian piano allargarsi a tutto il territorio. Il turismo cosiddetto di massa non fa per la Calabria, per mille ragioni sulle quali primo o poi ritorneremo. La Calabria merita un turismo di target elevato, perché pretende sensibilità culturali non comuni e necessita di risorse economiche adeguate da parte dei visitatori, per poter accedere alle più originali ricchezze che la Calabria per fortuna continua a garantire. Un esempio su tutti: il cibo di qualità eccelsa, genuino e sostenibile, figlio di vere filiere corte agroalimentari, costa tanta fatica, è raro e pretende adeguata remunerazione. La strada del finto chilometro zero non serve, non produce nulla di buono. Spendere poco e mangiare benissimo è un ossimoro! Un olio d’oliva d’eccellenza, un caciocavallo stagionato e di solo latte fresco, un gambero viola dello Jonio, un miele pregiato, specialità piccanti con peperoncino non importato dall’estero… Non li puoi regalare, e se un ristoratore o un albergatore li vuole proporre ai propri clienti, senza scorciatoie, i costi ci sono tutti. Stesso ragionamento vale per una ricettività di standard notevoli, dotata di spa organizzate, di piscine, di servizi e personale adeguati, di aree verdi e impianti sportivi funzionali, in grado di essere in sintonia con l’armonia di una Sila decantata sin dai tempi più antichi. E poi entrano in gioco i servizi collettivi, a partire dalla gestione dei rifiuti: per attrarre turismo importante non ci si può imbattere in piccole discariche disseminate lungo le strade o finanche in aree marginali, così come devono funzionare bene tutti i depuratori costieri, e non si possono tollerare scarichi illegali a mare. Armonia, bellezza diffusa, equilibrio perfetto tra presenza umana e natura. Occorre recuperare quel valore della bellezza greca e magnogreca che incontriamo ad esempio a Capocolonna. La Calabria (non è approccio retorico!), ha miniere di platino, oro, diamanti… Queste ricchezze devono essere “vendute” al mondo in modo adeguato: solo così si creano Pil e posti di lavoro. La massa disordinata non è adeguata per il gioiello Calabria! Percorso difficile (forse qualcuno dirà anche “impossibile”), ma a pensarci bene è l’unico praticabile applicando strategie adeguate.
Fotografie pubblicate:
1 (d’apertura): un momento dell’incontro Gal tenuto al Centro Visite “Garcea”
2. (all’interno dell’articolo): un momento dell’incontro Gal tenuto nella piazzetta di Villaggio Mancuso







































