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Sorbetteria Calabria e materie prime certificate: due considerazioni di rilevanza strategica a margine di un’iniziativa Unpli

28 Luglio 2026 - Massimo Tigani Sava

Sorbetteria Calabria e materie prime certificate: due considerazioni di rilevanza strategica a margine di un’iniziativa Unpli


Ha ragione l'assessore Gallo: il tessuto economico-sociale calabrese è sempre di più trainato da agricoltura e agroalimentare

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Sorbetteria Calabria e materie prime certificate: due considerazioni di rilevanza strategica a margine di un’iniziativa Unpli

Sorbetteria Calabria”: un’iniziativa delle Pro Loco, attraverso Unpli, che guarda alla valorizzazione di una specialità che nei tempi più antichi si realizzava a partire dalla neve fresca o da pezzi di ghiaccio triturati con un mattarello. Conferenza stampa di presentazione alla Regione, a Catanzaro, presente l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo. Gallo ascolta sempre tutti, con pazienza, ed interviene per ultimo tirando le somme. Nella storia politica della Calabria è capitato di assistere a presenze politiche spesso fugaci, del tipo: “Ho altri impegni, vi saluto, mi scuso se non seguo tutto il confronto, ma devo andare…”. Sostegno di Arsac e tre tappe programmate: Falerna (7 e 8 agosto), Catanzaro (9 e 10 agosto), Montalto Uffugo (21 agosto). L’obiettivo primario è quello di valorizzare materie prime del territorio: mandorle del Lametino, Anguria dello Sceriffo, Limone di Rocca Imperiale, Fichi di Cosenza. Due concetti fondamentali, direi di rilevanza strategica, possono prendere spunto dal lancio di questa iniziativa. Il primo: il tessuto economico-sociale calabrese è sempre di più trainato da agricoltura e agroalimentare, tant’è che l’aumento del Pil così come quello dell’export (quest’ultimo in maniera molto consistente) sono da ascrivere per buona parte proprio a questi due mondi. L’assessore Gallo o ha ribadito nel corso del suo intervento che ha rimarcato i connotati di una politica di sviluppo e di promozione che sta dando oggettivamente risultati rilevanti. Si può fare ancora di più, come in tutte le cose umane. Si possono migliorare singoli aspetti o eventi. Ed in tal senso molta della responsabilità nel presente e nel futuro ricade anche sulle aziende, sulle organizzazioni di categoria, sulle comunità locali. Agricoltura, agroalimentare ed enogastronomia stanno mostrando il volto mediterraneo, rurale e a misura d’uomo di una Calabria enotria e magnogreca, ma anche bruzia e romana, nonché bizantina. Si parla tanto di patrimonio eccezionale di biodiversità figlio della natura meravigliosa di una regione fortunata, ma lo stesso arcobaleno di “diversità” e stratificazioni pluri-millenarie è dato da culture, storia, tradizioni. Il vino di Calabria richiama la stagione degli Enotri (II-I millennio a.C.), trova impulso rinnovato con i Greci (dall’VIII sec. a.C.), si prolunga nella lunghissima fase romana (basti pensare alla famosa epigrafe marmorea ritrovata a Petelia e contenente il testamento dell’alto magistrato Manio Megonio Leone con il richiamo alla vigna aminea). Potrei proseguire per ore, ma gli accenni sono serviti a rafforzare questo primo assioma: insistere sullo sviluppo razionale e intelligente di agricoltura, agroalimentare ed enogastronomia perché si trainano anche turismo, amore per i beni culturali, artistici e archeologici, rispetto per la natura e i paesaggi, servizi avanzati, commercio e logistica. Ripeto: la formula è vincente ed occorre dare atto all’assessore Gallo di averla ben focalizzata, senza ovviamente dimenticare gli sforzi che giungono, nel loro complesso e con correzioni da apportare in alcuni casi, anche da Comuni, Gal, Op, Consorzi, Associazioni, ecc. Il secondo concetto, emerso in conferenza stampa anche grazie a un mio personale breve intervento, è connesso alla promozione delle vere e autentiche filiere corte di Calabria. Il sistema regionale, nella sua globalità, non deve temere di vendere un sorbetto, un gelato, una pizza, un panino o qualsivoglia specialità alimentare anche 1 o 2 euro in più se davvero, in maniera trasparente e onesta, si impiegano prodotti Made in Calabria. No ai surrogati esteri, no alle furbizie da bancarella, no alle scorciatoie! Perché altrimenti il danno è grande, spacciando per “calabrese” ciò che calabrese in verità non è. Un fenomeno che rientra nel più generale contesto del rovinoso Italian Sounding. Lo si è fatto, e forse si continua a farlo in qualche circostanza, con il peperoncino: ed ecco perché è stata una grande conquista l’ottenimento dell’Igp “piccante”. L’Unpli Calabria, con in testa il presidente Pippo Capellupo, insista (sono certo che lo farà e che così sarà) affinché tutti questi sorbetti vengano prodotti con veri Fichi di Cosenza Dop, veri Limoni di Rocca Imperiale Igp e così via. Comunque ci si affidi, in caso di momentanea indisponibilità, totale o parziale, a etichette trasparenti e differenziate: informare bene il consumatore! E lo si scriva con più attenzione sullo stesso manifesto dove non ho visto i contrassegni Dop e Igp. Solo così si traina la Calabria agricola. Solo così si rafforzano il lavoro e le aziende calabresi. Solo così ciò che chiamiamo eccellenza regionale lo è davvero. Utilizzare il più possibile le certificazioni europee o comunque le attestazioni che giungono dalle aziende, come nel caso delle citate angurie. Vedo una Calabria in crescita, nonostante la persistenza di ataviche emergenze che richiederanno ancora tempo e coesione per essere risolte. Riscontro, inoltre, un’attenzione nuova nei confronti della Calabria, sia all’estero sia in altre regioni del Centro-Nord. Ecco perché occorre che l’intero sistema, che sta godendo di una spinta potente in termini di promozione, marci sui binari giusti. (Massimo Tigani Sava)

Fotografia pubblicata: un momento della conferenza stampa

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