“Sol in the City Sud” in corso di svolgimento a Catanzaro si sta rivelando un successo! È giusto dirlo. Anzi, sarebbe sbagliato omettere di segnalarlo. Chiedetelo ai circa cento espositori giunti dalle cinque province, con diverse etichette che meritano l’appellativo, non per facile retorica, di autentiche eccellenze. Ho seguito per tanti anni il Sol a Veronafiere, in quanto momento espositivo collegato al prevalente Vinitaly: un padiglione con le proposte provenienti da varie regioni d’Italia. A distanza di tempo questo appuntamento dedicato all’olio è diventato, per decisione di Veronafiere, una tappa autonoma dei numerosi percorsi che il nostro Paese, leader mondiale del cibo di qualità, organizza prevalentemente al Nord. Sol Expo (Salone internazionale dell’olio d’oliva e degli oli vegetali) si terrà a Verona dall’1 al 3 marzo 2026. Contestualmente, con una Regione Calabria che ha dimostrato lungimiranza e visione, è stata partorita l’idea del “Sol in the City Sud”. Veronafiere e Regione Calabria assieme per dare voce, spazio e importanza al comparto più strategico dell’economia agricola e agroalimentare dell’antico Bruzio, ma fondamentale per l’intero Sud, e in particolare per la Puglia e la Sicilia. Se il vino, in Calabria, è una nicchia per quanto nobile e distintiva, l’olio d’oliva è, per storia, cultura identitaria, quantità, superfici olivetate, un asset sul quale puntare in maniera decisa. Lo ha spiegato bene l’assessore all’Agricoltura, Gianluca Gallo, sia nel corso della conferenza stampa di presentazione tenuta alla Cittadella, sia ieri durante il convegno inaugurale. La Regione Calabria (l’ho ricordato in un articolo pubblicato ieri: LEGGI ALTRO ARTICOLO) per decenni ha investito tantissimo sull’olivicoltura, ovviamente grazie ai fondi Ue. La storia dell’olivicoltura calabrese è complessa, intimamente collegata con l’evoluzione economico-sociale ultra-millenaria che ha radici anche nel latifondo e nella rendita parassitaria. Dal Settecento ad oggi dalcuni studiosi della materia hanno segnalato criticità (ne parlerò in un saggio che vedrà la luce a giorni), dovute essenzialmente alla mancanza di spirito imprenditoriale, ai rigurgiti feudali, all’idea che l’olio esaurisse il proprio ruolo nella dimensione del “lampante”, che le olive si potessero raccogliere dopo la caduta e la permanenza a terra, al confronto con una civiltà contadina per la quale il grasso da cucina era essenzialmente lo strutto (la calabra sugna). Non è più così: si è fatto tanto e si può fare ancora di più, per costruire ricchezza condivisa, pil e posti di lavoro investendo proprio sull’olio extravergine di oliva. Un ruolo decisivo, su questo fronte, hanno anche le imprese. L’assessore Gianluca Gallo, protagonista ieri di un intervento molto profondo e carico di consapevolezza storica ed economica prima che politica, ha tracciato le coordinate disegnate dalla Giunta guidata da Roberto Occhiuto: nuovi bandi con dotazioni finanziarie consistenti, prosecuzione del lavoro di marketing territoriale, azioni di formazione continua per i protagonisti del settore, modernizzazione, tecnologia, saperi. Ho già scritto che le imprese, proprio a partire dal successo di questo “Sol in the City Sud”, possono e devono fare ancora di più, superando anche antiche remore rispetto alla capacità di stare assieme che invece ha premiato da sempre il Nord del Paese (mele del Trentino, Parmigiano Reggiano, Grana Padano… ecc.). Una passeggiata tra gli stand della fiera catanzarese dà l’idea di quanti passi in avanti positivi siano stati compiuti. Oli di pregio, valorizzazione delle tante cultivar autoctone di olive che parlano il linguaggio della biodiversità, bottiglie belle e talora audaci, etichette pensate, packaging professionale… A mio giudizio occorre che le singole imprese investano di più in comunicazione e nel racconto delle proprie storie. Certo, molti produttori o commercianti macinano ancora bei fatturati vendendo olio all’ingrosso (soprattutto nei periodi in cui il prezzo sale per congiunture internazionali favorevoli), ma l’intero sistema merita ulteriori scatti in avanti, per il bene di chi è impegnato con sacrifici nel comparto, e per dare impulso e forza all’economia calabrese. Motivo d’orgoglio è il pieno riconoscimento, da parte del management di Veronafiere, presente a Catanzaro con esponenti di vertice, delle capacità organizzative di una Calabria che sta dimostrando, come già fatto al “Vinitaly in the City” di Sibari, di saper fare cose serie. Si può ancora migliorare, è ovvio, si possono perfezionare singoli aspetti di un’ampia filiera che parte dalla terra e giunge alla promozione, ma questo vale non solo per la Calabria. Seguo da due decenni tante fiere nazionali e internazionali, e quasi nessuna è esente da limiti particolari o da occasioni di perfezionamento attivo. Se si è in buona fede si esaltano le cose buone e si sanano gli errori. Permane, ad esempio, in Calabria, una sorta di atteggiamento di sudditanza psicologica nei confronti di esperienze esogene, ma anche questo rientra nella comprensibile sfera di una civiltà troppo spesso rissosa e autolesionista, poco propensa a riconoscere le alte professionalità endogene, generosa fin troppo rispetto a quanti giungono da fuori, avara nei confronti di chi rema in casa. Ci sta! Siamo figli della gloriosa Magna Grecia, in cui la pitagorica Crotone distrusse letteralmente l’opulenta Sibari, e in cui alla fine di alcuni drammatici secoli la conflittualità permanente, dopo aver favorito le devastazioni di Lucani e Bruzi, determinò la conquista e sottomissione, senza troppo sforzi, da parte di Roma. La litigiosità magnogreca è un limite che dovremmo scrollarci di dosso, giocando a vincere e non a perdere. Chiudo ricordando il lavoro molto positivo realizzato dall’Arsac, di cui è direttore generale Fulvia Caligiuri: venite in fiera, aperta oggi fino alle 22.00, per valutare e verificare di persona! Dal dirigente Michelangelo Bruno Bossio a diversi funzionari, compresi quelli del Dipartimento Agricoltura con a capo il direttore generale Giuseppe Iiritano, lo sforzo è stato corale, con presidio costante e professionale. Si può fare ancora di più e meglio? Certo! Se il Sistema Calabria imparerà a remare tutto nella stessa direzione (politica, istituzioni, forze economiche e sociali, imprese, informazione…) potremo finalmente superare le ferite ancora sanguinanti: sottoccupazione, disoccupazione, valori bassi per troppi indicatori macroeconomici, crisi demografica. Enormi potenzialità, però, esistono e dobbiamo difenderle a tutti i costi: a partire dal cibo e dall’agroalimentare di qualità che persino l’Unesco ha ormai riconosciuto come Patrimonio immateriale dell’umanità. (Massimo Tigani Sava)
“Sol in the City Sud”: l’opportunità strategica per la Calabria dell’olio extravergine di oliva. Una riflessione a 360 gradi!
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