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Il successo della due-giorni catanzarese di “Sol in the City Sud” chiude un ciclo e ne apre un altro: vi spiego perché!

21 Dicembre 2025 - Massimo Tigani Sava

Il successo della due-giorni catanzarese di “Sol in the City Sud” chiude un ciclo e ne apre un altro: vi spiego perché!


Un bilancio che ragiona su aspetti culturali, politici e storico-identitari. Utilizzare le risorse endogene è una virtù, il vero limite è la sudditanza psicologica. L'Olio extravergine risorsa immensa per la Calabria

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Il successo della due-giorni catanzarese di “Sol in the City Sud” chiude un ciclo e ne apre un altro: vi spiego perché!

Il successo della due-giorni catanzarese di “Sol in the City Sud” è un punto d’arrivo, e può essere valutato come la chiusura di un ciclo che ha caratterizzato una forte spinta propulsiva della Regione sul fronte delle filiere agricole e agroalimentari. Questo dicembre 2025, con un’articolata manifestazione sull’olio extravergine d’oliva che è servita anche a fare il punto su analisi, idee, strategie, relazioni e politiche, chiude un anno in cui la Calabria ha dimostrato competenza ed efficienza nel ribaltare una condizione di perifericità, prima di tutto psicologica e culturale, che per troppi anni l’ha vista vestire i panni della “ruota di scorta” di una locomotiva nazionale imperniata sull’oggettiva massima valorizzazione e promozione delle potenti regioni del Nord. Non bisogna mai essere manichei nel valutare i processi politico-istituzionali, perché anche in passato si sono fatte cose buone e meritevoli di attenzione. Al contempo, però, è giusto e corretto sottolineare come in questi ultimi anni la Calabria abbia assistito all’avvio e al consolidamento di una nuova fase basata sulla consapevolezza di dover puntare su agricoltura, cibo di qualità, enogastronomia, peraltro connessi alle ricchezze naturalistiche, storico-identitarie e culturali di una terra antica e unica. L’aumento esponenziale dell’export – lo ha ricordato in un suo intervento sul palco del Sol Pietro Falbo, presidente della Camera di Commercio di Cz-Kr-VV – è il riscontro più tangibile e misurabile dei successi ottenuti in comparti di rilevanza strategica. Il merito di una vera e propria rivoluzione è da attribuire, senza indulgenza retorica ma neanche ipocrisie strumentali, alla determinazione dell’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, supportato appieno dal presidente Roberto Occhiuto. Il governatore, sempre dal palco del polo fieristico del capoluogo, ha elogiato ancora una volta l’azione di Gallo ed ha rivendicato questa stagione di successi per agricoltura e agroalimentare. La corretta valutazione dei progressi compiuti non ci esime, ovviamente, dal mettere in evidenza (cosa che personalmente faccio sempre, con spirito positivo) quegli aspetti che meritano di essere ulteriormente limati e rafforzati, o che comunque necessitano di interventi migliorativi. Non potrebbe non essere così (si legga l’articolo pubblicato ieri: LEGGI ALTRO ARTICOLO), anche per quelle ragioni storiche e identitarie che fanno della Calabria una regione ad altissimo tasso di litigiosità, di contrapposizione preconcetta, di invidiosa e rancorosa lotta contro le capacità altrui, di persistente strabismo nel riconoscere meriti e competenze. Del resto, se tutto il mondo agricolo, comprese le più sclerotizzate organizzazioni professionali che evidenti criticità hanno dimostrato nel tempo (non foss’altro che per una scarsa propensione al rinnovamento dei propri gruppi dirigenti) esaltano il pregio della “condivisione” e della “concertazione” garantito dalla gestione Gallo, e se la stragrande maggioranza delle aziende esprime di continuo giudizi positivi, è difficile immaginare scenari diversi da quello descritto.

L’assessore Gianluca Gallo nei diversi interventi pubblici del “Sol in the City Sud” – per chi li sappia cogliere anche al di là di una stereotipata e frettolosa elencazione di concetti – ha esplicitato in modo esemplare i limiti ereditati da un mondo agricolo che ha significato storicamente anche fenomeni di parassitismo, di neo-feudalesimo, di passiva e inefficace gestione delle risorse europee, di atavica resistenza alla modernità e allo spirito imprenditoriale. Il tutto appesantito da un clima in genere poco fertile, incattivito da una pressione sociale (dalla quale non è immune neanche un debole sistema dell’informazione, anch’esso carico di ritardi) che si consuma in ambito locale invece che concentrarsi sulle potenzialità globali. Eppure l’assessore Gallo è riuscito, con pazienza e cocciuta convinzione, a porsi degli obiettivi e a raggiungerli. Ecco perché ho definito il “Sol in the City Sud” un punto d’arrivo. L’anno che si sta per chiudere ha registrato, infatti, un oggettivo salto di qualità, esterno ed interno. Da un lato una presenza più pensata e dinamica nel corso di grandi manifestazioni fieristiche nazionali e internazionali (Vinitaly, Tutto Food, ecc.), con la Calabria protagonista e in grado di misurarsi, se non ancora alla pari, senz’altro in modo più competitivo e distintivo con le regioni più forti e attrezzate del Centro-Nord. Dall’altro l’aver sperimentato con successo nuovi modelli di promozione che hanno dato centralità alla Calabria e ad alcuni suoi siti: la mitica area archeologica di Sibari con il “Vinitaly in the City”; Cirò e Cirò Marina, la patria della vitivinicoltura regionale per storicità e dimensione produttiva, con il Merano Wine Festival; e infine il “Sol in the City Sud”, dedicato all’immenso patrimonio dell’olivicoltura, a Catanzaro capoluogo di regione. Il tutto è avvenuto, pur nel permanere di una sudditanza psicologica e culturale nei confronti delle esperienze esogene, con il pieno contributo delle risorse imprenditoriali e intellettuali calabre: dalla progettazione all’organizzazione, dagli allestimenti ai trasporti, dalla logistica alla comunicazione. Un lavoro corale in cui tantissimi hanno potuto dimostrare ciò che possono e sanno fare, invertendo anche in questo frangente l’abitudine a delegare al Nord ciò che invece si sarebbe potuto fare anche al Sud. Quante risorse, nei decenni passati, sono state dirottate fuori dei confini del Pollino invece che essere utilizzate per mettere alla prova e incentivare professionalità locali, con il merito, peraltro, di far rimanere sul territorio investimenti che peraltro la stessa Ue stanzia per il superamento della drammatica condizione di “Obiettivo 1”, cioè di regione in ritardo di sviluppo. La Calabria deve e può continuare a dimostrare di saper essere autosufficiente, e addirittura in grado di esportare le proprie intelligenze e il proprio know-how. Ne riparlerò a breve presentando la nuova corposa edizione della mia importante opera “L’Alberello Enotrio”. Ovviamente nessuno nega il valore strutturale di partnership con “brand” e autorevolezza di respiro globale!

Accanto all’assessore Gallo – ha sottolineato il presidente Occhiuto – si è mossa una squadra affiatata, e certo anch’essa non immune, come accade inevitabilmente in tutte le cose umane, dal dover metabolizzare ulteriori passi in direzione di una mai raggiungibile perfezione operativa. A Catanzaro, durante il “Sol”, è stato possibile incontrare il riflessivo direttore generale del Dipartimento Agricoltura, l’ingegnere Giuseppe Iiritano, con diversi dirigenti e funzionari. E così il dinamico direttore generale dell’Arsac, Fulvia Caligiuri, con analogo corredo di valenti collaboratori, a partire dal sempre scrupoloso dirigente Michelangelo Bruno Bossio. Presente anche il direttore generale di Calabria Verde, Giuseppe Oliva. Non hanno fatto mancare il loro sostegno anche altri assessori, quali Antonio Montuoro e Giovanni Calabrese, impegnati rispettivamente in materie che per molti aspetti camminano di pari passo con l’agroalimentare (ambiente, cooperazione, turismo…). L’elenco delle personalità che hanno visitato il Sol è lunghissimo, comprendente anche docenti universitari, tecnici e specialisti, personalità dello sport e dello spettacolo, scrittori, esponenti dell’associazionismo e del volontariato, cuochi (ho sempre ritrosia nell’usare la parola chef!), pasticcieri, panificatori, ristoratori, bartender (l’olio extravergine di oliva è diventato anche un componente interessante della mixology), sindaci e assessori comunali, consiglieri regionali e municipali, componenti dei Gal, vertici dei Parchi. E poi i titolari delle aziende olivicole, circa cento, che hanno proposto un tuffo nell’evoluzione incessante dell’olivicoltura calabrese. Dai tempi dell’olio lampante venduto a tonnellate, di strada  se n’è fatta tanta. Bottiglie ed etichette di pregio (con prezzi variabili dai circa 12 ai 25 per appena mezzo litro di Olio Evo di categoria top), sapiente utilizzazione delle tante cultivar autoctone che esaltano la biodiversità calabrese (Carolea, Ottobratica, Tonda di Strongoli, Dolce di Rossano, Roggianella, Sinopolese, Grossa di Gerace, Cassanese… fino alle più rare ma preziose). È stato un vero diletto immergersi in sapori e sentori che – l’intera popolazione calabra dovrebbe capirlo fino in fondo – rappresentano il Petrolio Pulito di una regione che è chiamata a far correre a velocità sostenuta il treno della Dieta Mediterranea e del Riconoscimento Unesco della Cucina Italiana quale patrimonio immateriale dell’umanità. Lo sforzo delle istituzioni c’è e prosegue, il lavoro generoso di tante aziende anche: ora è l’intero sistema Calabria (ristorazione e ricettività in primis) che deve muoversi con assoluta convinzione, trascinando anche quelle imprese con gli occhi ancora rivolti al passato invece che al futuro. Abbiamo gioielli da vendere: facciamolo! Ecco quindi l’urgenza, che parte proprio dal richiamato successo del “Sol in the City Sud”, di avviare dal 2026 un secondo ciclo ancora più convinto e strutturato, finalizzato alla costruzione di un sistema di sviluppo finalmente vincente. L’olio extravergine d’oliva rappresenta per la Calabria una risorsa immensa, fatta anche di quantità e numeri notevoli piuttosto che di nicchie, condita (mai espressione fu più calzante) da unicità, distintività e qualità assoluta. (Massimo Tigani Sava)

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