“La Pece Brettia e la produzione di vino in Calabria nell’antichità”: un tema tanto importante quanto affascinante trattato al Vinitaly and the City di Sibari (18,19, 20 luglio 2025). Domenica 20 luglio, sul palco principale, ne hanno parlato Filippo Demma, direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari; Gennaro Convertini, presidente dell’Enoteca Regionale; il giornalista e saggista Massimo Tigani Sava, autore del denso volume “L’Alberello Enotrio. Dai Sissizi di Re Italo alla Dieta Mediterranea. Le radici storico-culturali e identitarie di cibo, vino e agroalimentare in Calabria”. «La Pece Brettia – ha fatto presente Massimo Tigani Sava che all’argomento ha dedicato un ampio paragrafo del suo volume – è il primo prodotto enologico certificato della storia dell’umanità, apprezzato e ricercato, riconosciuto, esaltato da storici e letterati antichi, sia di cultura greca sia romana. Una ragione, per così dire, di natura prevalentemente fiscale, ha fatto sì che la Pece Brettia sia stata una sorta di Dop dell’antichità: gli archeologi hanno ritrovato in diversi siti della Calabria, ma anche a Pompei, anfore con il bollo “Pix Bruttia”. La Repubblica Romana, conquistato il Sud Italia, e quindi anche la Terra dei Brettii, alla fine della Seconda Guerra Punica, ottenne il controllo di buona parte della Sila dalla quale si estraeva, da conifere resinose, la migliore Pece Brettia. La stessa – ha precisato l’autore de “L’Alberello Enotrio” – veniva concessa anche in appalto e quindi ne venivano marchiati i contenitori conferendole adeguata tracciabilità e riconoscibilità. La Pece Brettia era considerata ideale per rivestire le anfore di ceramica utilizzate per il trasporto e la conservazione del vino, ed anche per sigillare le stesse». Il direttore Filippo Demma, forte della propria specializzazione, ha ripercorso alcuni momenti fondamentali della storia antica relativamente alle produzioni vitivinicole e alla diffusione della Pece Brettia, peraltro estendendo il ragionamento all’intero bacino del Mediterraneo. Gennaro Convertini ha sottolineato l’importanza di questo argomento per dare ancora più forza alle azioni in atto finalizzate al recupero dell’identità enologia di una terra antichissima, qual è appunto al Calabria.
Il citato paragrafo de “L’Alberello Enotrio” sulla Pece Brettia è diventato anche un opuscolo, di 100 pagine, che ha approfondito il tema con nuovi riferimenti a studi e ricerche, nonché con spunti di riflessione ancora più mirati. L’opuscolo è stato “brandizzato” con il riferimento al “Vinitaly and the City” di Sibari, anche grazie all’inserimento di alcune fotografie a colori nella quarta di copertina (si veda foto in basso della prima di copertina). Titolo dell’opuscolo: “La Pece Brettia. Alle origini dell’enologia in Calabria e nel Mediterraneo”, ricerca di Massimo Tigani Sava edita by Local Genius.
Fotografia pubblicata: un momento dell’incontro con Demma, Tigani Sava e Convertini







































